GIUSEPPE CENTONZE
La rinascita di Castellammare nel 1927
(Marzo-Aprile 2010)
«Le
Vie d’Italia», la diffusa rivista mensile di geografia, viaggi e turismo
pubblicata dal Touring Club Italiano, ospitò, nel numero di novembre del 1927,
un articolo molto interessante di Camillo Russo, in cui si trattava del rilancio
turistico del golfo di Napoli e in particolare della «risurrezione» di
Castellammare, intitolato, appunto,
Il «sistema turistico» del Golfo di Napoli e la rinascita di
Castellammare di Stabia e
corredato di otto belle foto, di cui cinque riguardanti la nostra città.
Nella prima parte il Russo ipotizzava la
trasformazione del Golfo di Napoli, il cui assetto turistico era da considerarsi
«meno che modesto», in una «potente e vastissima impresa turistica» e
consigliava sul da farsi:
«Il
buon successo è certo se nel Golfo tutti gli elementi diretti dall’uomo saranno
avviati verso un’azione unica, se di queste svariatissime opere
―
navigazione, terme, alberghi, ferrovie, enti pubblici, banche
―
si faranno un
trust,
una lega, spirituale se non economica. [...] Tutto ciò che nel Golfo può sedurre
l’animo, incantare la mente, guarire il corpo di un turista, italiano o
straniero non conta, deve essere incastonato in un sistema; ogni luogo di cura o
di soggiorno deve cercare e mettere in luce una virtú propria, dimostrando che è
suo ufficio completare o integrare i profitti dati da altri luoghi. Bisogna
cercare le strade non battute e rinunciare ai soverchiamenti».
E continuava dicendo che «le bellezze piú cospicue»
del Golfo non erano «quelle note ai piú»: c’erano le acque minerali e termali,
c’era la varietà del clima (litoraneo, insulare, di pianura, di collina, di
mezza montagna, di vera montagna); e che «forze sociali ed economiche nuove e
potenti stanno già manifestandosi nel Golfo e lo avvieranno fatalmente al
“sistema”». Si riferiva alla quasi compiuta ‘direttissima’ Roma-Napoli, alla
‘Cumana’ elettrificata e a quant’altro fosse stato utile per ‘rianimare’ Ischia.
Nella seconda parte dell’articolo egli faceva un
ampio discorso su Castellammare, nella quale «frattanto si lavora», iniziando
con un accenno alla sua storia, che noi tralasciamo, ad eccezione
dell’interessante e lucida analisi sulla decadenza della città:
«Nell’Ottocento
l’accorrere in folla dei curanti suggerí la costruzione delle Terme, ma dal 1860
in poi la caduta dei Borboni, il mutar della moda, e soprattutto
l’invecchiamento della sistemazione alberghiera, la mancanza di quelle che si
chiamano «attrazioni» e che vogliono essere il complemento artificiale di una
naturale incomparabile bellezza, il sorgere di altri richiami turistici, la
stessa prosperità industriale della cittadina che attutí negli stabiensi lo
stimolo a mantenere il primato idrologico e climatico, iniziarono e avviarono
una decadenza che la guerra ha fortemente acuito. In un ventennio, si dovettero
chiudere otto alberghi. Anche
Qui si sana,
ridotta ad albergo, dovette chiudersi e durante la guerra fu trasformata in
convalescenziario.
L’esodo degli ospiti ricchi non causò soltanto dei guai agli
albergatori; anche le Terme, delle quali il Municipio era proprietario, mutarono
aspetto e vissero poveramente. Negli ultimi anni la città accoglieva soltanto
una modesta folla di campagnoli e negozianti che giungevano pigiati nelle terze
classi, circondati dalla coorte dei bimbi e muniti di abbondanti provvigioni di
prosciutti, biscotti e formaggi. Al loro apparire, nel piazzale della stazione,
una torma di sensali li circondava offrendo camere ammobiliate e in poco tempo
li acconciava nelle case private. Non è questa una forma d’ospitalità da
riprovare, quando sia ben disciplinata e confortevole, come avviene a Lipsia e a
Lione durante le grandi fiere; ma in una cittadina turisticamente languente la
camera d’affitto è la piú diffusa e la meno curata delle attività alberghiere.
Quasi tutti questi alloggi temporanei hanno il gabinetto nella cucina.
Anche in tempi di crisi un nucleo vitale rimaneva però a Castellammare e
stava nelle sue acque, abbondantissime ed efficacissime».
Dopo una breve descrizione delle fonti stabiesi il
Russo esponeva i progetti per la ‘risurrezione’ di Castellammare. Riportiamo
intera questa attenta e avvincente parte dell’articolo, facendo grazia di ogni
nostra considerazione al lettore, che ne farà tante per conto suo:
«La
risurrezione di Castellammare è stata discussa fino dal 1921 dopo la chiusura
del XIII Congresso di idrologia. Gli amministratori del Comune studiarono allora
un progetto organico di messa in valore. Sono trascorsi cinque anni di polemiche
e di tentativi ed ecco oggi quanto si è fatto o si sta per fare.
Dal 1925 il Comune ha ceduto la gestione delle Terme e delle fonti
Municipali ad una Società privata, finanziata dalla Banca di Partecipazioni di
Roma, ed ha convenuto che la Società provvedesse anzitutto ad allacciare e a
sistemare le sorgenti che in parte scaricavano fuori delle Terme e che, compiuto
questo primo elementare lavoro, iniziasse l’ampliamento e la trasformazione
delle Terme stesse.
All’attuale modesto edificio termale la società ha deciso di dare un
ampio sviluppo creando un nuovo fronte e costruendo grandi reparti di bagni.
Frattanto il giardino delle sorgenti è stato ampliato. L’architetto milanese Ugo
Tarchi ha tracciato il disegno della facciata nuova a linee classiche e
semplici. Questa ricostruzione sarà unita con un profondo rinnovamento interno.
Fra qualche anno le vecchie case che limitano il piazzale delle Terme
saranno abbattute e gli abitanti trasferiti in moderni quartieri popolari; la
spianata si allungherà fino alla spiaggia. Sul fondo del piazzale s’alzerà il
nuovo palazzo dei bagni di prima classe che si inizia quest’anno e che conterrà
un atrio quadrato e un salone circolare. Oltre il salone s’aprirà un vasto
giardino.
Legati al
novissimo impianto saranno i padiglioni delle cure mediche speciali; seguiranno
i bagni di terza classe da costruirsi l’anno prossimo. Lungo la via sorrentina
si stende già l’officina dell’imbottigliamento, che è ultimata.
Le Terme di Castellammare non sono al centro della città, ma all’estremo
suo lembo verso Pozzano e Vico Equense. I forestieri che abitano nei quartieri
moderni, presso la stazione e che debbono recarsi alle Terme, traversano
l’abitato percorrendo vie nuove e belle e vecchie strade: due chilometri. Ora si
pensa di isolare la zona delle acque, e si vuole che i curanti, come i bagnanti
e i villeggianti, scelgano gli alloggi nelle ville e negli alberghi eretti fra i
boschi o si addensino in un quartiere nuovo da costruire lungo la via di Pozzano:
una stradetta, ora mal ridotta, che sale dalla città a Quisisana e che,
scorrendo al margine dei boschi, rivela ai viandanti tutte le bellezze di
Castellammare.
Gli ospiti di Stabia uniranno perciò i due benefici della cura termale e
della villeggiatura in collina e potranno valersi, per scendere al mare, di una
funicolare e di una teleferica che la Società delle Terme Stabiane dovrà
costruire fra la spiaggia e i boschi di Quisisana. Una fermata della teleferica
si accosterà al Castello Angioino, cupo rudero che dà all’anfiteatro verde la
vivezza e il contrasto di un quadro romantico.
Costruita la teleferica o la funicolare (la Società ha l’obbligo di
impiantare la prima ma il diritto di preferire la seconda), Quisisana uscirà dal
suo splendido isolamento. Ora la superba e maestosa tenuta, veramente regale per
la solennità del suo aspetto, per la vastità delle sue chiome verde-cupo, per la
grandiosità dello sperone che la regge e che è proteso verso il piano, attende
in un abbandono disadorno l’opera di un ricostruttore geniale.
La Società delle Terme ha avuto dal Comune
la cessione in affitto di un fondo prossimo alla tenuta e dovrebbe favorirvi la
costruzione di alberghi, ville, pensioni, caffè; essa ha avuto anche la facoltà
di vendere il suolo dei boschi fino alla estensione di venti ettari perché vi
sorgano costruzioni edilizie. La villa reale di Quisisana forma un nodo a sé
stante e la Società delle Terme vorrebbe, crediamo, farne una cosa sua. Come vi
riuscirà? La visita alla villa e al parco, l’inverno scorso, ci ha un po’
esaltati e un po’ desolati. Dal terrazzo il panorama è uno dei piú vasti e
superbi: la pianura del Sarno, il Vesuvio, il mare, il nastro delle case
rivierasche, Napoli lontana in una caligine glauca; un rapimento degli occhi. Ma
la realtà vicina ci ha fatto pensare. Quanti adattamenti, rifacimenti,
occorreranno?
Il Comune ha chiesto all’Alto Commissario per Napoli il concorso alla
costruzione di una strada che dalla stazione di Castellammare condurrà con
larghe svolte fin quasi a Pozzano, tagliando traversalmente il declivio del
colle e da Pozzano ritornerà, sempre in dolce salita, verso Quisisana, lambendo
la tenuta, per poi restringersi e dirigersi verso il paese di Pimonte,
nell’interno della collina.
La strada nel primo tratto sarà larga dodici metri, nel secondo otto. Le
automobili e, forse, una tranvia potranno corrervi sopra trionfanti. Di questa
strada gli stabiensi fanno una questione capitale. Bisogna che i forestieri non
traversino la città, che non si arrampichino su per la vecchia erta maleodorante
che ora conduce alla tenuta, che dalla stazione siano condotti subito nella
nuova città turistica e climatica.
Occorre però curare anche la dignità e la sanità di Castellammare ed è
bene che si siano iniziati e condotti innanzi i lavori della fognatura, come
sarebbe utilissimo censire le camere d’affitto e farle visitare periodicamente
da un sanitario che imponesse i lavori e le riforme essenziali. E sarebbe anche
utile richiedere ai proprietari dei due alberghi ora attivi che si adattassero
ad una affluenza continua di viaggiatori e che non smobilitassero l’inverno i
camerieri, i cuochi e i portieri.
Il rinascimento di Castellammare avrà un ultimo
caposaldo, importantissimo, a Salara.
è
questo un gradino fertilissimo, coltivato a frutteti che si eleva a cinquanta
metri d’altezza sulla parte piú moderna della città, una specie di bastione
verde sul quale un accorto tedesco aveva eretto, anni sono, un albergo. Idea
geniale perché il pianoro di Salara non riceve l’ombra dal monte Aureo ed è
quindi adattissimo ad un soggiorno invernale. Nel secondo anno di guerra
quell’albergo, che aveva sessanta camere, fu chiuso e le stanze, riunite in
appartamenti, vennero date in affitto. Ora potrebbe riaprirsi ed essere la prima
tappa di una ripresa; ma come vuotarlo e ricondurlo alle perdute funzioni? Sul
pianoro di Salara il Comune di Castellammare vuol fare costruire ad ogni modo
dalla Società delle Terme un albergo di classe ed intorno farvi sorgere villini,
pensioni. La società dovrà,
―
per
forza di speciale accordo,
―
impiantare fra il ripiano e il centro della città un ascensore o una breve
funicolare, affinché le ville possano innestarsi nel cuore dell’abitato.
Questa dunque la visione di Castellammare nuova. Come si otterranno i milioni occorrenti? Il Comune ha avuto dalla Cassa Depositi e Prestiti 3.600.000 lire per i lavori delle Terme Stabiane ed un altro mutuo di circa due milioni e mezzo ha ottenuto per la fognatura. La Società impiegherà tutto il suo capitale, circa cinque milioni e altri milioni dovrà trovare per condurre a fine le molte e cospicue opere. Riuscirà nell’intento? Quanti visitano con amore e con desiderio di rinnovamento e di abbellimento questi paesi benedetti dalla natura vorranno consentire nel piú caldo augurio. Noi crediamo che anche se le Terme non potessero negli anni piú vicini riacquistare il perduto splendore, una grande fama verrebbe prontamente a Castellammare se i suoi rinnovatori conquistassero il Faito. è una spianata sita a milleduecento metri; a ridosso della vetta del M. Aureo e quasi a piombo sul mare. Un ampissimo orizzonte si apre da lassú: la mutevole visione della Campania ferace, le creste e i dossi degli Appennini, il cratere del Vesuvio, l’ampia curva del golfo di Salerno si avvicendano davanti all’occhio stupito. L’aria fresca e dolce, l’incanto del luogo, la quiete sorridente, quasi vibrante, dell’atmosfera, ne fanno una meta d’incomparabile splendore. Ora non vi si trova che una casetta e, intorno, qualche mandra al pascolo. Per salirvi si richiedono tre ore d’arrampicata faticosa. La Società delle Terme s’è obbligata nel contratto a prolungare fino alla sommità del Faito la teleferica di Quisisana ed auguriamo si induca a costruire lassú un buon albergo, lindo, semplice, ospitale, che dia ai desiati forestieri, ma prima ancora agli italiani, ― compresi i napoletani che stupiranno nello scoprire la nuova Castellammare ―, la piú pura e sana gioia, quella di una ascensione. La funicolare del Vesuvio, benemerita e audace iniziativa, è tutt’altra cosa. Qui si vuole una teleferica come è quella meravigliosa di S. Vigilio presso Merano, e un uomo che faccia del Faito il suo regno. Sorgeranno lassú ville e alberghi e dalle terrazze i buoni partenopei potranno bearsi di uno straordinario spettacolo. Castellammare sarà, anche soltanto per la scalata del Faito, una delle piú pregiate perle della Corona turistica del Golfo».
(Da «L'Opinione di Stabia», XIV 134 – Mar.-Apr. 2010, pp. 18-20).
(Fine)
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